Aprile
Su Creations, il blog personale, viene dato il primo annuncio ufficiale della mostra, che appare già corredata del suo titolo originario.
  Inizio cernita e composizione della scaletta, inizialmente incentrata su Fantasie.
  Prima battuta d'arresto: le foto scelte non riescono a fondersi tra loro. Prende inizio il primo dei tanti cambiamenti.
  Realizzione di nuove creazioni che andranno ad occupare interamente la scaletta. Le nuove foto hanno la caratteristica di essere per la maggior parte verticali.
   
Maggio
L'Expo Pool viene pubblicato su Creations. Viene rivelata una delle foto che saranno esposte: Delirio Piretico
  La scaletta viene revisionata e giunge a un primo abbozzo stabile. Di questa prima "redazione", 35 opere saranno confermate per la scaletta definitiva.
  Su Flickr e Fotoarts viene pubblicata Untitled. Visto il grande successo richiesto, la foto sarà scelta per prendere parte all'esposizione.
  Il trailer della mostra viene pubblicato su Youtube, e sul blog di Arte X.
   
Giugno
Cinque opere vengono stampate su tela. S'inizia a passare all'azione vera e propria.
  La scaletta viene ultimata, eliminando gran parte delle foto estratte da Fantasie, e recuperando creazioni da Amok. Ad essa sono aggiunte altre tre opere inedite. Le opere sono ora 46.
  Arte X pubblica il comunicato ufficiale della mostra.

Non è facile allestire un'esposizione di tale calibro, ma altrettanto difficoltoso è stato concepire il tutto, e senza l'aiuto di alcuni validi collaboratori. All'inizio l'idea di prendere parte ad un esposizione dove solo la mia produzione era protagonista si era rivelata esaltante, ma per conseguire un ottimo risultato è opportuno che tutti i passaggi costitutivi siano eseguiti magistralmente.

Innanzitutto: il titolo. Sembra la cosa più facile, e in realtà è stato uno dei punti più difficili da superare. Inizialmente, infatti, la mostra doveva avere come titolo quello di Tirannie Visive. Fregiata di tale appellativo, essa avrebbe dovuto rimandare alla società odierna che, istante dopo istante, viene bombardata da linguaggi e simboli precofenzionati, stereotipi, modelli da seguire alla lettera..una tirannia appunto, e in questo caso visiva. Spostato il baricentro verso un qualcosa di più personale, aveva iniziato a fare capolino il titolo Ossessioni: titolo che mi calza a pennello, in quanto il mio ego è letteralmente "ossessionato" da qualunque cosa lo circondi. Anche stavolta, però, nessun risultato. Lo spunto - anzi, la rivelazione - fece capolino nelle parole di Armanda Bertolina - grande artista, nonchè grande amica - che mi suggerì di usare Diego presenta Diego come titolo. Una presentazione sfacciata, che pone subito il visitatore di fronte alla monade di chi ha dato vita a queste creazioni. L'artista - Diego - presenta Diego, che nonostante porti il suo stesso nome, è completamente diverso da lui. Successivamente, ho aggiunto come sottotitolo The Final Exposure (L'esposizione Finale): non perché essa rappresenti l'addio al mondo dell'arte e della fotografia digitale, bensì un qualcosa di definitivo. Poi, beh, è anche probabile che questa sia la fine di tutto. Ma non voglio pronunciarmi adesso.

La selezione, come avrete già letto, non è stata facile. Soprattutto perchè si sono presentati gli incovenienti più disparati. Inoltre, nonostante avessi tra le mani più di 140 opere a disposizione, i primi assemblaggi continuavano a lasciarmi insoddisfatto. E' per questo che, nei due mesi che mi separavano dall'apertura della mostra, ho dato vita a nuove creazioni, proprio per avere un margine più ampio di scelta.

La scaletta è stata modificata continuamente, sino al giorno prima che le foto andassero in stampa. Il risultato è costituito da 46 opere, alcune "rivisitate", altre inedite, altre ancora riscoperte e proposte perchè in passato non avevo avuto la possibilità di esporle. Appartengono a questa ultima categoria le creazioni di Amok, a cui sono legato in modo molto profondo, e che fino ad oggi non avevo potuto vedere esposte nel modo in cui meritavano.