Non sempre le strade continuano nella medesima direzione, è probabile che esse, quando meno te lo aspetti, invertano il loro corso, portandoti in luoghi e dimensioni di cui fino ad allora ignoravi l'esistenza. La virata può essere violenta, oppure assolutamente impercettibile: nel mio caso è stata una via di mezzo, uno strattone sordo...breve, ma immensamente forte, a tal punto da scuotermi e rompere tutto quel che prima esisteva.

Ho iniziato a dare vita a queste foto ancor prima di vedere esposte quelle della sessione precedente, pur non considerando queste ultime come un percorso chiuso. Anzi, credevo che quel mondo, quella natura saldata al mio corpo avesse avuto ancora da darmi, ancora pronta a parlare a mostrarmi cose che ancora dovevo vedere. E ho provato a proseguire quel binario, pur avendo avuto sin dall'inizio la sensazione di ripetermi, di giocare sempre le medesime carte. Prendere coscienza di ciò è stato un trauma, soprattutto se si concepisce il cambiamento non come evoluzione ma quale tradimento di quel che è stato fatto in passato. Ma una volta assimilato il concetto passare a un nuovo metodo di lavoro non è stato difficile.

Amok rappresenta questo passaggio, una nuova produzione creativa dove entrano in gioco nuovi elementi che, come si può ben vedere sin dall'inizio, sono svincolati dall'ego che prima, in modo quasi prepotente, campeggiava in ogni fondale fotorafico. E' un gioco fatto di oggetti, creature misteriose. di realtà e immagini dove tutto si fonde in una sorta di follia cromatica: un divertimento quasi infantile, che attira nel suo vortice tutto ciò che trova, per trasformarlo e infondergli un'altra essenza, una nuova vita.

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